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Un viaggio in un paese mussulmano
Abbiamo fatto io e mia moglie un viaggio di quasi un mese in Uzbekistan. Un viaggio che ci siamo organizzati da soli con pazienza. Sapevamo pochissimo del paese. Il paese conserva ancora molte delle testimonianze architettoniche del passato, quale territorio di passaggio importante per l’antica via della seta. Bellissime madrase, caravanserragli, moschee e mausolei sono ancora a testimoniare, nelle sue belle città, la sua civiltà, che ha origine in quella islamica. Abbiamo iniziato il viaggio da Taskhent, capitale del paese. Una grande città poco frequentata dai turisti, se non di passaggio. In realtà è la finestra del paese se si vuole cominciare a capire questa nazione. Grandi spazi verdi , tante fontane, una metropolitana in cui ogni stazione è un’opera d’arte, tutto eredità del regime comunista e dove c’è il più grande bazar dell’Asia. Con il treno si raggiunge Samarcanda. Una città vivace dove rimangono almeno tre importanti testimonianze del passato: il Registan, il viale dei Mausolei , l’immensa moschea di Bibi Khanym. La terza città raggiunta sempre in treno è Bukhara. E’ forse la città più visitata dal turismo organizzato. Possiede un vasto centro storico dove si concentrano moschee, madrase, caravanserragli, mausolei e antichi bazar coperti. L’ultima città visitata è Khiva. Raggiunta dopo un viaggio in treno lungo ma piacevole, perché hai modo di conoscere e conversare con la gente del luogo , ti coglie di sorpresa: è una piccola cittadina, la più conservata nel tempo, racchiusa da alte e imponenti mura, ti sembra di rivivere il passato. Alla fine con una escursione da Khiva, a circa centocinquanta chilometri, abbiamo visitato delle incredibili vestigia del passato che si trovano in pieno deserto. Sono i resti di città fortificate che emergono dalle distese semidesertiche. La visita ha interessato tre delle circa dodici che ancora restano nella regione. Alcune risalgono a più di duemila anni fa e sono ciò che resta di una serie di insediamenti fortificati che un tempo presidiavano il confine tra la regione coltivata del delta e la steppa abitata dai nomadi . Il nome tradizionale di questa area è Elliq Qala, che significa cinquanta fortezze. Per avere una idea, anche se molto incompleta, della bellezza dei luoghi allego alcune immagini (un piccolo campione delle tremila circa che abbiamo scattate ) che offrono una testimonianza dell’arte della ceramica che impreziosisce le pareti e le facciate dei suoi antichi edifici con i colori azzurro e verde.
Un paese mussulmano tollerante
Ma insieme alla bellezza dei luoghi , la scoperta più inattesa è stata la conoscenza del paese quale è ora. E’ un paese a netta prevalenza di fede mussulmana che viene vissuta e osservata quotidianamente, come nei momenti di preghiera giornaliera nelle moschee. Una parte delle donne portano il semplice Hijab, normale foulard che copre i capelli e il collo. Tra le donne più anziane, specie nelle campagne viene indossato un vestito lungo e largo. E’ poco comune lo chador e non si è mai visto il niqab ne tantomeno il burqa. Una gran parte delle donne non copre il capo. Lo stato ha una struttura laica. Lo dimostra la legge che prevede che le donne nel pubblico impiego non si coprano in nessun modo il viso . L’Usbekistan apparteneva alla confederazione dell’URSS fino al 1991. E’ verosimile che questa concezione laica dello stato sia un lascito della “dominazione“ Sovietica. La concezione della famiglia è quella tradizionale, allargata, vivono insieme le tre generazioni, nonni, figli, nipoti. La classica dimora, che ancora è prevalente anche nelle grandi città, è uno stabile a piano terra con un grande ingresso, i bei portoni in legno scolpito sono stati sostituiti quasi ovunque da portoni in metallo. L’ingresso immette in un ampio cortile non coperto dove non manca mai una zona centrale di verde. Sul cortile si affacciano gli ingressi alle stanze dei membri della famiglia. E’ sempre presente nel cortile il tapchan.

Il tapchan è l’elemento centrale dell’ospitalità uzbeka e della vita quotidiana in tutta l’Asia centrale. E’ un arredo costituito da una piattaforma in legno, rialzato dal suolo , provvisto di sponde in legno su tre lati. Viene coperto con un materasso rigido e tappeti. Le persone vi salgono (spesso togliendosi le scarpe) per sdraiarsi, riposare, bere il tè e conversare per ore. Il combinato di una società che segue la fede mussulmana in modo scrupoloso, ma non fanatico e dove la famiglia ha un ruolo centrale, anche di controllo, e uno stato che afferma la sua autorità con una vigilanza diffusa nel territorio, ha come risultato l’assenza di reati quali furti , scippi e aggressioni. Siamo catapultati in un altro mondo rispetto al nostro. Per un viaggiatore è una situazione ideale. La gente è curiosa ma discreta, disposta a darti una mano, insomma un bel gran popolo. I tratti somatici sono un caleidoscopio di fattezze, in cui ritrovi quelle dei turchi, persiani, russi e mongoli.
N.B. Nell’album fotografico è presente in ogni foto una breve didascalia)
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2 commenti
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